I Disturbi Specifici d’Apprendimento (D.S.A.)


By: Risorsa Uomo
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I Disturbi Specifici d’Apprendimento (D.S.A.)
“Mia figlia va male a scuola, si impegna molto ma non riesce lo stesso. Il momento dei compiti è molto faticoso, alla fine si demoralizza e non vuole più farli! Come possiamo fare per aiutarla? Come mai non riesce nonostante gli sforzi?”
Ci vengono poste molte domande di questo tipo dai genitori, e spesso capita che questo “sintomo”, cioè l’andare male a scuola nonostante l’impegno, sia il campanello d’allarme che ci permette di approfondire la situazione del bambino e frequentemente capita di imbattersi in una diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA).
Oggi è molto gettonato il termine “DSA”, ma sappiamo esattamente di cosa si parla? Facciamo chiarezza riferendoci a fonti internazionali e nazionali.
Cosa si intende per DSA?
Con l’acronimo DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) si intende una categoria diagnostica, relativa ai Disturbi Evolutivi Specifici di Apprendimento che appartengono ai disturbi del neurosviluppo (DSM 5, 2014), che riguarda i disturbi delle abilità scolastiche in aree specifiche (lettura, scrittura, calcolo). La Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità (CC-ISS, 2011) definisce i DSA disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.
Secondo i più recenti studi, hanno origine neurobiologica: uno sviluppo atipico di specifiche funzioni causa un apprendimento più difficoltoso e più lento rispetto ai coetanei.
Quando si manifestano?
Questi Disturbi emergono in età evolutiva, con le difficoltà del bambino nel sviluppare una capacità che per gli altri invece diventa progressivamente un automatismo, ed è modificabile con interventi specifici. Non si tratta di una perdita di una capacità già acquisita, né di una conseguenze di traumi, blocchi educativi, psicologici, relazionali, e non nasce dalla poca applicazione allo studio.
Perché si chiamano “specifici”?
Sono definiti “specifici” in quanto riguardano esclusivamente alcuni processi di apprendimento, cioè automatismi che non si sviluppano durante il percorso scolastico come la lettura precisa e fluente, la capacità di scrivere senza errori, con grafia regolare e decifrabile e usando lo spazio in modo adeguato, di elaborare i numeri e calcolare. Per il resto, non ci sono differenze con i coetanei. Infatti, i bambini con DSA hanno intelligenza e capacità cognitive adeguate all’età.
Quali sono i tipi di DSA?
In base al tipo di difficoltà specifica che comportano, i DSA si suddividono in 4 tipologie:
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Dislessia: disturbo della lettura che si manifesta con una difficoltà nella decodifica del testo. La lettura appare lenta e piena di errori, con una compromissione anche della comprensione del testo.
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Disortografia: disturbo della scrittura che si manifesta con una difficoltà nella competenza ortografica e fonografica. La scrittura appare con molti errori (inversioni, sostituzioni, omissioni).
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Discalculia: disturbo dell’abilità di calcolo che si manifesta con una difficoltà nel comprendere e operare con i numeri. Risulta difficile svolgere semplici calcoli a mente, ricordare le tabelline, automatizzare semplici procedure logico-matematiche.
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Disgrafia: disturbo della grafia che si manifesta con una difficoltà nell’abilità motoria della scrittura. La grafia risulta illeggibile, disomogenea, senza un buon utilizzo dello spazio.
Si possono presentare più DSA insieme?
Sì, in questi casi si parla di “comorbilità”. I DSA possono essere in comorbilità tra di loro ma anche con altri disturbi del neurosviluppo quali i disturbi di linguaggio, della coordinazione motoria, dell’attenzione, disturbi emotivi e del comportamento.
Quando fare diagnosi?
La Conensus Conference del 2011 sostiene che la definizione di una diagnosi di DSA debba avvenire in una fase successiva all’inizio del processo di apprendimento scolastico. È necessario infatti che sia terminato il normale processo di insegnamento delle abilità di lettura e scrittura (fine della seconda primaria) e di calcolo (fine della terza primaria).
Tuttavia, è possibile individuare fattori di rischio (personali e familiari) e indicatori di ritardo di apprendimento che possono consentire l’attuazione di interventi mirati e precoci e garantire una diagnosi tempestiva.
Perché è importante fare diagnosi di DSA?
I DSA sono la causa principale di difficoltà scolastiche e di abbandono della scuola. Le conseguenze negative del disturbo possono continuare anche in età adulta e influenzare le possibilità di successo all’università e nel mondo del lavoro. Riconoscere, diagnosticare, pianificare e usare interventi efficaci significa creare interventi personalizzati e adeguati alle caratteristiche individuali che favoriscano e garantiscano l’apprendimento. L’obiettivo è rendere lo studente il più autonomo possibile, con tutte le ricadute positive in termini di successo scolastico ma anche di autostima e gratificazione nella sfera lavorativa e personale.
Cosa si può fare dopo la diagnosi?
La diagnosi di DSA è un punto di partenza, in quanto si può iniziare un trattamento specialistico riabilitativo di tipo clinico, oltre che di potenziamento didattico.
È di competenza dello psicologo, o di altra figura sanitaria, con una adeguata formazione in diagnosi e riabilitazione dei DSA, progettare un potenziamento personalizzato con specifici obiettivi a breve e a lungo termine, da monitorare tramite prove standardizzate nei follow-up a distanza di alcuni mesi.
Inoltre, grazie alla diagnosi, a scuola si può procedere con la stesura del P.D.P. (piano didattico personalizzato) in cui vengono indicate le misure dispensative e gli strumenti compensativi, specifici per materia, che il bambino potrà usare durante le lezioni, le verifiche e le interrogazioni.
Lo scopo comune è quello di favorire il successo scolastico del bambino tramite un lavoro di rete che coinvolga genitori, scuola e professionisti, al fine di garantire una presa in carico a 360 gradi.